martedì 28 marzo 2017

Veneziana al "burrolio" con limone e cioccolato bianco.


Questa è un'altra di quelle ricette da archiviare nella cartella "folgorazioni".
A voi capita mai di leggere una ricetta e rimanere inebetiti per tutta la giornata senza togliervela dalla testa? Ecco, a me sì! E pure spesso!!
Stavolta è stato il turno di un lievitato da ricorrenza la cui particolarità è la sostituzione del burro con un'emulsione a base di olio extravergine di oliva e latte, che in gergo viene chiamato appunto "burrolio". Potevo non provare???
Come al solito, la ricetta originale ha subito qualche deviazione...
Nella mia cucina, la bellissima colomba di Serena ha preso le sembianze di una veneziana e la classica glassa, tipica sia dell'una che dell'altra forma, è stata sostituita da una al cioccolato bianco che, a mio parere, si sposa benissimo con il profumo ed i canditi di limone.
Ecco, appunto. Ho anche sostituito i canditi di arancia con quelli al limone.
E per la massa aromatica  ho scelto quella del Maestro Favorito, uno dei miei più grandi miti, in tema di lievitati.
Nient'altro? No, nient'altro! Per il resto ho lasciato tutto come da ricetta.
Ah no, un'altra cosa la devo dire!
Son rimasta estasiata dalla possibilità di sostituire il burro con questa emulsione a base di latte ed olio extravergine di oliva e di come rende soffice un impasto! Penso di provarla anche nei piccoli lievitati da colazione e tutte le volte in cui vorrò sostituire la qualità di grasso da utilizzare per una più sana alimentazione.
Bando alle chiacchiere ora.
Questo lievitato richiede tempo, dedizione, attenzione e tanta, tanta passione! 
Avrete molto da leggere e non voglio distrarvi da quello che conta veramente se mai un giorno vorrete provare questa meraviglia!
Come tutti i grandi lievitati, abbiamo bisogno di due giorni di tempo che, all'apparenza, possono sembrare tanti, ma in realtà, in sole 48 ore (considerati anche i tempi per i rinfreschi) avremo prodotto una bomba di straordinaria bellezza ed altrettanta bontà!
Un impasto soffice, filante, morbido che si siiiiiiiioglie in bocca fino a quando si incontra il candito di limone che, inseme al cioccolato bianco, sono un'esplosione di sapore! 
Per non parlare del profumo che esalta il tutto in maniera pazzesca!
L'impasto non è molto dolce, ma si sposa perfettamente con la glassa (che vi assicuro, anche per i non amanti del cioccolato bianco come me, è qualcosa di straordinario).
Così come per i panettoni e le colombe, sarebbe bene attendere ALMENO 5-6 giorni prima di aprirli e gustarli; questa mia veneziana invece è stata aperta il giorno dopo la cottura e divorata mangiata a fine pranzo in cui tutti hanno fatto il bis senza lasciare neppure una briciola che fosse una!!
Io, per non sembrare la Annie Leibovitz del caso, ho fatto qualche scatto al mattino e poi, al momento del taglio, son riuscita a malapena ad immortalare un piccolo fiocco, ma prometto solennemente che rifarò foto decenti da lasciare qui insieme a questa fantastica ricetta. 
Pasqua si avvicina... che dite la facciamo questa veneziana???
Sperando di semplificare e schematizzare il più possibile, ho diviso la sequenza di operazioni da fare nel primo e secondo giorno,
Pronti, partenza, via!





PREMESSA
Preparazione del lievito madre 
Per questo tipo di lievitati, la nostra pasta madre dovrà essere in forma smagliante per restituire al prodotto finito fragranza, morbidezza, umidità e conservabilità.
Preparare il lievito madre per portarlo al massimo delle forze: se possibile, tenerlo a temperatura ambiente rinfrescandolo due volte al giorno, per una settimana, con la farina indicata nella ricetta, o con quella che deciderete di usare (comunque una buona manitoba).
Se questo vi è impossibile, per mancanza di tempo, cercare di rinfrescarlo spesso durante la settimana, e poi riporlo in frigo. Il giorno antecedente il primo impasto, toglierlo dal frigo e tenerlo a temperatura ambiente rinfrescandolo tre volte secondo i seguenti orari per averlo pronto nel caso decidiate, come me, di fare il primo impasto dopo cena.
Dopo ogni rinfresco, e prima di procedere con il successivo, il lievito va mantenuto ad una temperatura di 28 gradi per consentire uno sviluppo ottimale (forno acceso con la lucina e una tazza grande piena di acqua calda).
 PRIMO GIORNO
1. Rinfreschi del lievito 
  • ore 08:00 oppure ore 09:00 primo rinfresco
  • ore 12:00 oppure ore 13:00 secondo rinfresco
  • ore 16:00 oppure ore 17:00 terzo rinfresco
  • ore 20:00 oppure ore 21:00 preparazione del primo impasto
Per il primo rinfresco, potete seguire questi consigli.
Il secondo ed il terzo potranno essere fatti senza "bagnetto" e con pari peso tra lievito e farina e la metà di acqua (ad esempio 50 di lievito + 50 di farina + 25 di acqua).

2. Preparazione del burrolio (foto 1 e 2 nel collage)
  • 90 g di olio extravergine di oliva
  • 40 g di latte intero
  • un pizzichino di sale
Miscelare tutti gli ingredienti con il minipimer, finché il composto diventa denso (ci vorranno circa 30 secondi). Dividere l'emulsione in due porzioni da 65 grammi e conservare in frigo.

3. Preparazione della massa aromatica (foto 3) (tratta dal libro "La mia pasta lievitata" del M° Favorito)
  • 10 g di miele
  • 10 g di zucchero semolato
  • 10 g di sciroppo di glucosio (sostituibile con altri 10 g di miele)
  •   7 g di acqua 
  •   3 g di acqua di fiori d'arancio
  • 60 g di arancia candita a cubetti
  • 1 pizzico di sale
  • buccia grattugiata di un limone
  • qualche goccia di estratto naturale di vaniglia 
In un pentolino scaldare l'acqua con l'acqua di fiori d'arancio, il pizzico di sale e lo zucchero, ottenendo uno sciroppo; unire il miele, lo sciroppo di glucosio e mescolare bene fino ad emulsionare il tutto. Togliere dal fornello, unire la vaniglia, la buccia del limone, i cubetti di arancia candita e, con l'utilizzo di un cutter (va benissimo anche il minipimer) tritare il tutto ottenendo una purea molto fine.
Conservare la pasta così ottenuta in frigorifero (quella che avanza potrà essere congelata e conservata per aromatizzare brioche o altri lievitati dolci).

4. Preparazione del primo impasto (foto 4 e 5)

RICETTA  
(per una veneziana da un chilo o due da 500 grammi)

Primo impasto
  • 75 g di pasta madre (oppure 50 g lievito naturale liquido)
  • 250 g di farina W 360-400 (270 g se si utilizza li.co.li)
  • 145 g di latte intero;
  •   40 g di zucchero;
  •   48 g di tuorli (circa 3 uova medie)
  •   65 g di burrolio (in alternativa, burro bavarese)
(clicca per ingrandire)
✑ Sciogliere il lievito madre nel latte; aggiungere tanta farina (setacciata) quanta ne occorre a legare la massa  utilizzando la frusta K (o a foglia).
✑ Inserire i tuorli uno alla volta, seguiti da una parte dello zucchero da una di di farina, facendo in modo da esaurire i tre ingredienti contemporaneamente e mantenendo sempre in corda l'impasto prima di ogni inserimento.
✑ Sostituire il gancio a spirale alla frusta e aggiungere il burro all'olio poco per volta.
Essendo l'impasto piuttosto consistente, lo assorbirà piano piano. Non abbiate fretta. Ribaltare l'impasto di tanto in tanto e lasciare andare la planetaria finché la massa non si staccherà dalle pareti della ciotola lasciandola pulita e finché la maglia glutinica sia ben formata. L'impasto si presenterà non troppo morbido (foto 4). Fare la prova velo (foto 5).
✑ A questo punto prendere l'impasto e metterlo in un recipiente dai bordi diritti* ed appiattire l'eventuale cupola, in modo che risulti semplice calcolarne l'effettiva crescita di volume (foto 5)
✑ Sigillare con un coperchio o con pellicola trasparente lasciare lievitare fino a quando non sarà triplicato di volume (foto 6). Ad una temperatura di 25° ci vorranno circa 8 ore (foto 7).

* trovo molto utili i secchielli stretti ed alti dove di solito vendono le olive al supermercato.

SECONDO GIORNO

Secondo impasto mattutino:

  • tutto il primo impasto
  • 135 g di farina W 360-400
  •   70 g di zucchero
  •   48 g di tuorli
  •   65 g di burrolio (oppure burro bavarese)
  •   40 g di massa aromatica
  •     3 g di malto diastasico
  •     3 g di sale
  •   30 g di canditi di arancia raffinati con un cutter
  • 150 g di canditi di limone ridotti a cubetti di 9x9 mm
✑ Mettere il primo impasto nella planetaria (con il gancio a bassa velocità); unire i tuorli, alternandoli allo zucchero e alla farina (riservarne 1/4 da incorporare con il burrolio).
✑ Con l’ultimo tuorlo, aggiungere anche il sale per poi unire, in due volte,  l'emulsione ed i canditi d'arancia ridotti in pasta (anche in questa fase l'impasto si presenterà piuttosto sodo, ed è così che deve essere).
✑ Incorporare il burrolio alternandolo a qualche cucchiaiata di farina e portare ad incordatura.
A questo punto l'impasto si presenterà morbido, lucido e perfettamente elastico (foto 8-9-10), pronto per accogliere i canditi che possiamo unire in due modi:
- incorporarli con il gancio della planetaria alla minima velocità per non rovinare l'incordatura;
- ribaltare l'impasto su un piano di lavoro, stenderlo in una sfoglia sottile e far cadere a pioggia i canditi per poi richiudere il tutto a mo' di fazzoletto e con qualche colpo di slap&fold ricompattare il tutto (foto da 11 a 16).
Lasciar puntare l'impasto ad una temperatura di 26-28 gradi per circa un'ora.
✑ Trascorso questo tempo, mettere l'impasto (coperto con pellicola) in frigorifero per circa un'oretta; estrarlo ed eseguire la prima pirlatura. Lasciare riposare per una mezz'ora ed eseguire la seconda pirlatura, serrando bene e formando quasi una sfera.
✑ Mettere l'impasto nel pirottino; chiudere con un sacchetto e lasciare lievitare a 28-30° fino a che la cupola non uscirà dal profilo dello stampo (foto 17-18-19).
Procedere con la scarpatura (foto 20 e 21) e mettere in frigo per 30 minuti prima di procedere con la cottura.

Maestro Biambattista Montanari
"Perché il passaggio in frigo? 
È fondamentale perché consente alla materia grassa presente nell’impasto di ricompattarsi.
 Il burro contribuisce allo sviluppo, impermeabilizza e svolge un’azione contenitiva: se cessa questa azione diminuisce la spinta e quindi anche lo sviluppo. 
Rimettendolo in frigo il burro si ricompatta, fondendo più tardi e permettendo uno sviluppo più prolungato."

✑ Infornare a 170/175° spruzzando un po' d'acqua per creare vapore; dopo circa 30 minuti portare la temperatura 160/165° fino a quando, con un termometro a sonda la temperatura al cuore dell'impasto abbia raggiunto i 93°.
✑ Sfornare, capovolgere immediatamente infilzando la base della veneziana con due ferri ad X e lasciare raffreddare per 8-10 ore, trascorse le quali possiamo procedere alla glassatura.

Glassa al cremino bianco  (tratta dal libro "La mia pasta lievitata" del M° Favorito)
  • 300 g di cioccolato bianco
  •   30 g di olio di semi di arachide
  •   45 g di burro anidro fuso
✑ Fondere a bagnomaria (o al microonde) il cioccolato bianco facendo attenzione a non riscaldarlo troppo previa "cottura" e conseguente inutilizzo.
✑ Aggiungere l'olio di semi ed il burro anidro, fuso (foto 22 e 23).
✑ Lavorare il composto con una spatola fino al raggiungimento della temperatura di 22-23 gradi per il glassaggio (foto 24 e 25).

Glassaggio e finitura

Una volta preparata la glassa, mettere la veneziana su una griglia e procedere alla glassatura ricoprendo tutta la superficie. Prima che solidifichi completamente, cospargere con fiocchi di cioccolato bianco ricavati da una tavoletta di cioccolato bianco raschiata a coltello. 
A mo' di decorazione e per un profumo pazzesco, è possibile disporre le zeste di un limone appena raccolto.
Conservare il lievitato nelle apposite buste e non aprire prima di 5-6 giorni, ovvero il tempo necessario affinché profumi e consistenze sviluppino al meglio! 


Buona veneziana a tutti! :-))))))
Nella cucina condominiale, c'è già aria di festa, oltre che di primavera!
Nei prossimi post ci ritroveremo ancora con qualche ricetta in tema pasquale e con una piccola idea per abbellire la tavola! ;-)
A presto!
Maria Teresa

Siate lieti, sempre! 

lunedì 13 marzo 2017

Torta del cavolo con romanesco, patate e feta



Appena ho visto questa ricetta del cavolo (La Tarte de batata e romanesco dal blog Sweet gula) ho esclamato "Ecchecavolo, col cavolo che la faccio!" Sì, col cavolo broccolo romanesco, uno delle più belle sculture del cavolo che la Natura ci abbia regalato.
Così, per salvare capra e cavoli, ho fatto fuori il lupo,  mi sono fiondata in cucina per farmi i cavoli miei, perché volevo starci come i cavoli a merenda, e non fare un cavolo bensì un cavolo e tre patate!
Ok la pianto qui...

Ricomincio.
Appena ho visto questa ricetta del cavolo (La Tarte de batata e romanesco dal blog Sweet gula) sono rimasta colpita subito dalle sue foto, confesso, e poi mi ha incuriosito il resto. I cavoli e le patate sono fra i miei ortaggi preferiti, in questo periodo soprattutto i cavoli, che ho scoperto facciano benissimo, hanno poche calorie e sono fra gli ortaggi più nutrienti e salutari, quindi ciao ciao! questa torta, la cui base è impastata con farine non raffinate, e che ho arricchito con feta, menta e curcuma, mi è sembrata proprio irresistibile e pure bella, neh che è bella?

La ripianto qui, procedo con la ricetta ma vi do appuntamento nella sezione DI PERTINENZA, per un suggerimento e qualche approfondimento, e in quella  ROMANESCAmente per due risate :)




RICETTA

Ingredienti per uno stampo da 26 cm ø

Per la base
360 g di farine * (300 g farina tipo 1 e 60 g grano arso, oppure 230 5 cereali e 130 g tipo 1)
100 g di acqua
    4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
    2 uova
clicca sull'immagine per ingrandire
    1 cucchiaino da tè di lievito per torte salate
    1 cucchiaino di sale

Per il ripieno

600 g di patate (se novelle possiamo usare anche la buccia)
400 g di cavolfiore romanesco (al netto degli scarti
100 g  di latte scremato
150 g di feta (o altro formaggio a scelta)
    3 uova
    1 yogurt greco
q.b. di menta fresca
q.b. di curcuma in polvere (o fresca grattugiata)
q.b. sale, pepe e noce moscata


* Nella ricetta originale Célio indica metà farina integrale e metà farro, io ho provato le due combinazioni indicate su, entrambe ottime, quella al grano arso molto rustica, quella ai cereali più delicata. Direi che si possono usare più mix di farine, possibilmente biologiche e profumate.


Preparazione:

Mescolare la farina, il lievito e il sale in una ciotola.
 Fare un buco nel centro e aggiungere l'olio d'oliva, le uova leggermente sbattute e l'acqua.
 Impastare velocemente fino a quando gli ingredienti si legano. Se fosse necessario aggiungere altra acqua, le farine scelte potrebbero richiederne altra.
Oppure, schiaffare tutto in planetaria e far fare il lavoro sporco ad essa.
✑ Formare una palla e lasciate riposare.

✑ Lessare le patate intere con la pelle in acqua salata, facendo attenzione a non scuocerle.
✑ Scolate le patate e, se novelline lasciarle intere, se novelle tagliarle in pezzi, se vecchie bacucche con la pellaccia dura spellarle e tagliarle.
✑ Lavare e dividere in cimette il cavolo.
✑ Preriscaldare il forno a 180 ° C statico o 160 ° ventilato.

✑ In una ciotola, sbattere leggermente le uova e lo yogurt greco. Versare il latte e continuare a battere.
✑ Aggiungere metà del formaggio e la menta tritata, condire con sale, abbondante pepe, curcuma e noce moscata e mescolare bene.
✑ Tirare l'impasto base col mattarello, stenderlo su uno stampo da crostata e bucherellare il fondo con una forchetta.
✑ Coprire col cavolo (inteso come broccolo, e non come "col cavolo che copro!"), anzi, con la metà del cavolo e  delle patate e versare il liquido sopra le verdure.
✑ Aggiungere le rimanenti patate, le cimette e sbriciolarvi sopra il restante formaggio.
✑ Cuocere circa 30/35 minuti, avendo cura di escludere la resistenza sopra per i primi 20 minuti onde evitare lo sbruciacchiamento del cavolo.

Servire il cavolo a merenda :) (magari con una bella tazza di cioccolata calda... !?)





DI PERTINENZA

L'INSALATA DEL CAVOLO.
Il cavolo mi piace in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi e in tutti i colori. Mi piace quello bianco, quello verde, il broccolo, il cappuccio, testa di rapa, lesso, fritto, al forno ma  soprattutto mi piacciono tutte le varietà di cavolfiore crudo. Ad esempio, in insalata. 
Rigorosamente crudo,  diviso in cimette o tagliato a fettine, condito con una emulsione di: olio, sale, succo di limone o aceto di mele, curcuma, pepe e zenzero fresco grattugiato. A cui aggiungere, a seconda della disponibilità di ingredienti o secondo gusto, finocchi, arancia tagliata a vivo, uvetta, frutta secca (noci, mandorle o pinoli), pomodori secchi, semi di fionocchio, olive.





QUANTO VALE UN CAVOLO?
Tantissimo, come accennato nella intro il cavolo è uno tra gli alimenti più nutriente del mondo, difatti è:

 1) Antinfiammatorio Naturale
 2) Più ricco di ferro della carne (ma più sostenibile)
 3) Ricco di fibre
 4) Ricco di acidi grassi, omega 3 e omega 6
 5) Ricco di calcio
 6) Rinforza il sistema immunitario
 7) Antiossidante naturale contro i radicali liberi
 8) Disintossicante e Antitumorale
 9) Abbassa la pressione
10) Protegge cuore e arterie

e meno male che non vale un cavolo!

FACCIAMOCI I CAVOLI NOSTRI
Tantissime le varietà  (clicca sui cavoli per saperne di più)
 Cavolfiore arancione  ✿ Cavolfiore bianco  Cavolfiore verde Cavolfiore romanesco Cavolfiore viola Cavolo broccolo  Cavolo di Bruxelles  Cavolo cappuccio Cavolo cappuccio rosso Cavolo rapa Cavolo verza  Cime di rapaCavolo nero.


Fonti:
http://www.ilgiardinodellemeraviglie.it/it/cavoli-broccoli-verze.html
(nota: non ho alcun interesse pubblicitario rispetto al secondo link  che rappresenta una azienda di vendita online, ma offre una descrizione puntuale dei singoli cavoli, anche l'indicazione della stagionalità degli stessi, questa è l'unica ragione per cui ho citato e linkato quel sito. Insomma, nun me pagano pe citalli:)



ROMANESCAmente

Che vogliamo aggiungere sul romanesco? Noi niente, i romaneschi invece... avoja quanto cianno da raccontà!!

Imperdibili perle romanesche tratte dal sito Turbozaura

Occhio... anzi, orecchio all'audio! (Indovina le voci... condominiali!!)

IN AUTO

TE SGARO 'A MÀGHINA: Sto per impugnare un bel mazzo di chiavi per vendicarmi verso di te rigando la tua auto. (AUDIO)

È 'N ORA CHE STAI 'N MEZZO ALLA STRADA: T'HO SFANALATO COSÌ TANTO CHE TE SEI ABBRONZATO!: La mia pazienza ha raggiunto il limite: non so più come far capire all'autista della macchina antistante la mia che deve portarsi sulla corsia di destra onde permettermi il sorpasso. (AUDIO)

CIAI 'NA MÀGHINA TARMENTE LENTA CHE I SEMAFORI TE MANDANO I COLORI PE' RACCOMANDATA CO' RICEVUTA DE RITORNO: La velocità del tuo veicolo è così incommensurabilmente limitata da rendere inutile l'impiego della segnaletica luminescente. 

ER CLACSON TE FUNGE, MO' PROVA 'N PO' LI FARI?: Da usare quando ad un semaforo un'autovettura sollecita insistentemente la partenza delle vetture davanti, anche se ancora non è scattato il verde. 

AHÒ, MA CHE STAI A ASPETTÀ, ER VIOLA?: Tipico urlo capitolino rivolto ad una persona che, scattato il verde, non parte in tempi brevi. 

MA 'A MÀGHINA TUA È TARGATA CARTAGGINE?: La tua macchina è proprio un pezzo d'antiquariato! Ma il bottino di guerra di Scipione l'Africano? 
 
"CHE NUN L'HAI VISTA 'A FRECCIA?", "NO, M'ERO EMOZIONATO (DISTRATTO) GUARDANDOTE 'E CORNA!": Tipico "botta e risposta" tra due automobilisti metropolitani che si sono appena tamponati. 

"CHE, HAI CAMBIATO?", "NO, STO ANCORA CO' TU' SORELLA!": Elegante scambio di opinioni tra affabili guidatori metropolitani. La domanda, dagli apparenti toni increduli, è in realtà una forma di scherno che sottolinea come durante il cambio della marcia, il conducente al quale ci si rivolge, abbia effettuato una "grattata" degli organi meccanici del cambio. Di facile comprensione la risposta. (AUDIO)

AHÒ, SO' FINITI I COLORI!: Da rivolgere a persona che si attarda oltremodo a un semaforo verde. (AUDIO)

VAI TARMENTE PIANO CO' 'A MÀGHINA CHE LI MOSCERINI TE SE SPIACCICANO DE DIETRO: Sei un tipo che conduce l'automobile in modo estremamente lento. 

CIÒ L'INTESTINO IN DISCUSSIONE: La tua guida è eccessivamente sportiva. 

AHÒ, PIÙ VERDE DE COSÌ NUN DIVENTA!: Espressione nervosa da rivolgere all'autista della macchina che ci precede al semaforo per dirgli: "puoi anche passare il semaforo visto che è verde".
MA CHE, ER SEMAFORO CE L'HANNO DIPINTO?: Accidenti, questo semaforo non scatta mai sul verde! (AUDIO)

MA CHE 'STO SEMAFORO È BISESTILE?: Il tempo d'attesa dovuto al rosso di questo regolatore di traffico è francamente eccessivo.


giovedì 2 marzo 2017

Zuppa di ceci e funghi champignon


Ve lo dico: amo il freddo e amo l'inverno!
Sì, l'inverno quello vero, quello delle giornate gelide, quello in cui l'aria di tramontana da un lato ti sferza il viso, ma dall'altro ti regala cieli così tersi e stupendi che si lasciano ammirare con sguardo incantato!
Peccato che nella zona dove abito, è l'umidità ad averne la meglio... ma quando arriva la giornata che dico io, esco fuori e ci resto per tutto il tempo che posso o almeno fino a quando non sento più le dita delle mani, la punta dei piedi e quella del naso!!! :-D
Il freddo ha il potere di restituirmi energia e vitalità!
E dire che sono nata in pieno solleone eh?? Ma so' strana, lo so! ;-)

Dell'inverno amo anche i piatti: il brodo, le vellutate, le zuppe di legumi, di verdure e soprattutto il mix delle due; così, mentre l'altro giorno preparavo una delle mie preferite mi son detta: ma perché non portare questo piatto nella cucina condominiale?
Ecco allora la mia zuppa di ceci e funghi! Due soli ingredienti che, messi insieme, restituiscono un gusto pazzesco. Mi ritrovo a dire, ancora una volta, che anche in cucina la semplicità è la miglior cosa!!! :-)))


RICETTA

500 g di ceci giganti secchi (possibilmente canadesi o messicani)* 
5 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 spicchio d'aglio in camicia
1 rametto di rosmarino
4 grani di pepe nero intero
acqua q.b.
sale q.b.
500 g di funghi champignon freschi
olio extravergine di oliva
qualche fogliolina di prezzemolo
peperoncino (se piace)
pane

* i ceci messicani o canadesi hanno la caratteristica di essere molto farinosi e si prestano bene per le cotture lente e prolungate in quanto rilasciano piano piano parte della loro polpa regalando una cremosità senza eguali.

Prima cosa: lavare i ceci (può sembrare un'operazione superflua, ma in realtà non lo è per niente
perché la parte esterna di tutti i legumi raccoglie un sacco di impurità durante la fase di raccolta, stoccaggio e confezionamento; vi accorgerete infatti che l'acqua uscirà piuttosto marroncina...), versarli in una ciotola molto capiente e coprirli con abbondante acqua fredda fino a che siano ben sommersi.
Cambiare l'acqua ogni 12 ore e mantenere in  ammollo per un totale di 36 (del perché di tutto questo tempo parleremo dopo).
Trascorso il tempo di ammollo, scolare i ceci, versarli in una capiente pentola e coprirli ancora con acqua fredda fino a che la superficie superi di almeno tre dita il livello dei ceci; unire due spicchi d'aglio interi, due rametti di rosmarino, i grani di pepe e i 5 cucchiai di olio.
Accendere il fuoco e, al raggiungimento del bollore, abbassare al minimo la fiamma in modo che i ceci si muovano appena appena all'interno della pentola e portare a cottura (ci vorranno un paio d'ore). Nel caso in cui l'acqua venga completamente assorbita, aggiungerne dell'altra (sempre bollente).
Quando mancano dieci minuti alla cottura, regolare di sale, prelevare un paio di mestoli di ceci e con il frullatore ad immersione ottenere una purea da versare nuovamente nella pentola.
In una padella, trifolare i funghi mettendo un paio di cucchiai d'olio, sale, pepe e qualche fogliolina di prezzemolo; portare a cottura, far rosolare per benino ed unire i funghi alla zuppa di ceci, lasciando insaporire il tutto per 10-15 minuti.
A questo punto abbiamo due possibilità:
- servire la zuppa con dei crostini di pane,
- oppure con della pasta spezzata (spaghetti) o con dei cavatelli.
Se optiamo per la pasta, valutare la necessità di aggiungere un po' di acqua per la cottura della stessa; se invece la zuppa è piuttosto morbida, non sarà necessario.
Subito dopo aver impiattato, versare un filo d'olio a crudo, portare in tavola e gustare fino all'ultimo cucchiaio! :-)))))



CONSIGLIO DEL GIORNO

Visto che i ceci hanno bisogno di quasi due giorni di ammollo, può essere utile lessarne quantità maggiori e conservarle in freezer. Al momento che ci vien voglia di fare una zuppa o una pasta e ceci, sarà sufficiente farli decongelare, riportarli a bollore, aggiungere i funghi e lasciare insaporire oppure buttarci dentro una manciata di pasta e in un attimo pranzo o cena sono salvi! ;-)
Ma perché un ammollo così lungo per i ceci?
Durante la fase di ammollo, l'acqua penetra all'interno del legume idratandolo e rendendo la fase di cottura molto più rapida. In questo modo tutte le proprietà nutritive del legume vengono preservate a vantaggio di una sana e corretta alimentazione.



Il colore della primavera è nei fiori; 
il colore dell’inverno è nella fantasia.
 (Terri Guillemets)

martedì 21 febbraio 2017

Cicatelli di grano arso con crema di cicoria, burrata e alici e ogni scarrafomamma è bella a figlia soja


Quando ho letto la ricetta su un giornale, ho capito che era arrivato il momento. Sì, ho sentito un rigurgito fortissimo di coraggio, sapete di quelli che: questa cosa non la farò mai, troppo difficile, no no no, verrebbero ciofeche, no e poi no, e poi all'improvviso il leone che è in noi (o in Emmettì:) esce fuori ruggendo spavaldo, sì! Si può fare! Farò i cicatelli, la pasta fatta in casa che mangio da sempre,  e non intendo che li cucinerò, ma li farò proprio! Prendo armi, bagagli, grano arso e coraggio e corro da lei, la maestra di cicatelli, mia madre, per farmi aiutare. E' andata a finire che li ha fatti lei, la Giovanna, non  potevo rischiare che venissero dei vermi informi dalle lunghezze variabili, io ho fotografato e filmato. Però poi, le ultime due striscioline di pasta le ho fatte io, giuro!
Ma cosa sono i cicatelli?

I cicatelli, specialità pugliese, sono un tipo di pasta corta lavorata a mano ricavata da un impasto di farina di semola e acqua e hanno una forma allungata ottenuta schiacciando l'impasto sulla spianatoia. Ricordano lontanamente la forma di una barca, sono simili ai cavatelli ma più lunghi, senza apertura centrale, piuttosto dei “segni” che si creano con le dita durante la lavorazione. Adatti quindi, ad essere conditi con sughi di un certo spessore, salse a base di carne o di verdure fortemente saporite come rucola, cima di rapa, radicchio, ecc.

In questa ricetta ho trovato interessante la variante con la cicoria, parzialmente ridotta in crema, dolce e delicata, con l'aggiunta della burrata, dal gusto leggero, a condire i cavatelli impastati con grano arso, (di cui le mie socie hanno abbondantemente parlato nel post delle orecchiette) che invece hanno un gusto deciso e un profumo intenso. L'aggiunta delle alici sott'olio e del peperoncino aggiunge forza e brio ad un piatto semplice, colorato e d'effetto!





RICETTE

CICATELLI DI GRANO ARSO

clicca per ingrandire



Ingredienti per 4 persone:

100 g di semola di grano duro Senatore Cappelli
100 g di semola rimacinata di grano duro
  50 g di grano arso
130 g di acqua
    1 pizzico di sale




Preventivamente procurarsi, ove possibile, una nonna papera, una mamma bravissima a fare la pasta in casa (meglio se a casa sua, così poi tutto il casino lo pulisce lei), e un nipotino bellissimo, simpatico, chiacchierone e volenteroso, per farsi aiutare nella rognosissima operazione di mettere in fila la pasta nei vassoi. Poi procedere come di seguito, oppure fotografare e filmare mentre la mamma suddetta procede come di seguito.


Procedimento:

- In una ciotola miscelare le farine con le mani e poi versarle su un piano di lavoro formando la classica fontana.
- Al centro versare l’acqua in cui si sia sciolto il sale ed iniziare ad impastare fino a formare un impasto omogeneo ed elastico.
- Quando sarà perfettamente liscio, avvolgerlo con della pellicola alimentare e lasciarlo riposare a tempertura ambiente per 30-40 minuti.
- Su una spianatoia infarinata tirare la pasta col mattarello o con la nonna papera (la macchina per la pasta) fissando la distanza tra i rulli al massimo, insomma mettere alla tacca più larga, per capirci.
- Appiattire un po' l'impasto, infarinarlo, piegarlo su stesso tre o quattro volte e passarlo nella macchinetta. Ripetere questa operazione almeno 4 o 5 volte.
- Tagliare delle strisce larghe dai 5 ai 5,5 cm.
- Dalle strisce ricavare delle fascette larghe circa un cm.
-  Poggiare i polpastrelli di 3 o 4 dita sulla fascetta, fare pressione strascinando la pasta sul tagliere, farla rotolare su se stessa e passare alla successiva. Via così fino ad esaurimento della mamma dell'impasto.
- Chiedere al nipotino di disporre la pasta su un vassoio infarinato.
- Far seccare la pasta almeno mezza giornata, io preferisco una giornata intera.



Se non s'è capito come si formano i cicatelli, dare un'occhiata al video sotto.



CICATELLI DI GRANO ARSO CON CREMA DI CICORIA, BURRATA E ALICI



Ingredienti per le 4 persone di cui alla precedente:

350 g di cicatelli di grano arso
800 g di cicoria catalogna (preferibilmente con foglie e cuori)
    1 burrata (250 o 300 g)
    6 filetti di alici sott'olio
    1 spicchio d'aglio
2/3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
 q.b. di peperoncino piccante fresco o secco
 q.b. di sale .

Procedimento:

- Mondare e lavare accuratamente  foglie e cuori della cicoria.
- Portare a ebollizione una pentola di abbondante acqua salata,  lessare la cicoria catalogna per una decina di minuti, quindi scolarla conservando l'acqua di cottura.
- Nel frattempo, in una padella rosolare nell'olio uno spicchio d'aglio sbucciato e schiacciato, le alici sminuzzate e peperoncino piccante a volontà.
- Quando le alici saranno sciolte rimuovere l'aglio, unire le cicorie e farle insaporire per qualche istante.
- Con l’aiuto di un frullatore ad immersione frullarne una parte fino a formare una crema.
- Lessare i cicatelli nell'acqua recuperata dalla cottura della cicoria, scolarli (ricordarsi di prelevare una tazza di acqua prima) e saltarli in padella con gli altri ingredienti, aggiungendo se necessario qualche cucchiaio di acqua della pasta.
- Dividere la pasta condita nei piatti e distribuirvi al momento fiocchi di burrata fresca.
- Credo sia cortesia invitare a pranzo almeno la mamma e il nipotino!





DI PERTINENZA

La Burrata è un formaggio fresco a pasta filata, prodotto in Puglia, nella zona delle Murge e in particolare ad Andria, sua città natale. Anche se ricorda la mozzarella la sua consistenza è molto più morbida e filamentosa. È fatta con latte di mucca e ha una forma sferica tra i 7 e 10 cm di diametro.

Dalla forma di una nuvola, candida, liscia e morbida, ha l’aspetto di un piccolo sacchetto di pasta filata, bianco e lucido, dello spessore di circa 2 mm. Questo sacchetto, fatto a mano, rinchiude un morbido cuore di “sfilacci” di pasta filata e panna chiamato stracciatella. Il nome non è casuale e deriva dalla modalità di preparazione, con cui la pasta filata viene “stracciata” a mano per formare pezzi (lucini) di forma e lunghezza irregolari. Il peso di una buona burrata può variare dai 100 g a 1000 g. Il gusto, inconfondibile, è dato dal sapore di latte fresco o cotto unito a burro e panna. Il modo migliore per gustare questa vera e propria delizia è un assaggio che unisca la sacca esterna e la stracciatella in un unico boccone.

La storia della burrata è un racconto interessante e bizzarro (e ti pareva). È sicuramente figlia dell’arte casearia pugliese e della sua città natale, Andria, in particolare, ma il suo inventore ha un nome e un cognome. Proprio ad Andria, in questa città stesa tra le pendenze delle Murge e l’Adriatico, nel 1956, Lorenzo Bianchino lavorava presso la masseria Piana Padula, nella quale venivano prodotti formaggi a pasta filata ripieni di burro, chiamati manteche.
Fu nel 1956, anno di una straordinaria nevicata che rendeva difficili i trasporti, che il signor Bianchino, ebbe un’idea: creare una specie di sacchetto con la pasta della mozzarella per conservarvi all’interno la panna e la stracciatella. In questo modo, da un’idea semplice e geniale, nacque la Burrata che, in poco tempo riscosse uno straordinario successo in Italia e nel mondo, fino a divenire un prodotto simbolo di un’intera regione.
(mi viene il dubbio che il Bianchino avesse origini nordiche, un uomo del sud, un giorno di straordinaria nevicata che rendeva difficili i trasporti, avrebbe impiegato il suo tempo altrove ed in altro modo. Certamente 😉 )




DIVAGAmamma

Mia madre è un soggetto, come dire, una tipa. Ogni scarrafamamma è bella a figlia soja, ma a me mia madre fa morire. A parte la mammitudine e l'amorevolezza di cui è capace (molto ruspante ma genuina e tanta, nonostante io sia ormai bella stagionata e madre a mia volta, sempre figlia mi fa sentire), mi fa morire dal ridere per tre cose:
- per la schiettezza, come dire, non te le manda a dire, tipo: tanti auguri cara, ti ho portato un panettone. "un panettone??? ma non dovevi, ne ho già due, di panettoni! Tienilo pure, grazie!";
oppure, come raccontai di nascosto qui, quando mi dice "No Tam grazie, non la voglio la tua pizza, la mia è molto più buona" (e ovviamente ha ragione!).
- per la golosità, come si dice nel salento, è proprio cannaruta, però per non farsi sgamare pilucca, tipo: l'altro giorno  abbiamo fatto le chiacchiere "io ne mangio solo una eh... che buone, me ne passi un'altra? vabbè dai ancora una... l'ultima! a furia di ultime, se ne è spazzolate un vassoio! *
- per l'ingegno e la precisione che ha in cucina, tipo: è capace di fare polpette, a mano libera, talmente tutte uguali che se le misuri col calibro non differiscono di un millimetro! **
Idem quando fa i cicatelli. Tutti identici uno all'altro, vassoi e vassoi di pasta che manco un pastificio industriale. E' talmente precisa e metodica, pulita e ordinata, controllata e paziente, che mi sono sempre messa in ammirata osservazione seduta accanto a lei ogni volta che decideva di mettersi mani in pasta, rifiutandomi solennemente di confrontarmi con cotanta perfezione. Voglio troppo bene al mio ego per infliggergli una batosta così grande come quella delle polpette! (vedi nota **).

* Da che si capisce da chi abbia preso la mia cannarutezza. Che si sa, di generazione in generazione pregi e difetti si raffinano e rafforzano: io sono talmente cannaruta che i miei figli, da piccoli, nascondevano caramelle e cioccolato altrimenti io glieli spazzolavo senza lasciar manco la carta, per dire.
** da che si capisce da chi non abbia preso la mia capacità di fare polpette: non solo non c'è pericolo che ne escano due uguali, ma se le misuri col calibro il ventaglio di misure tra la prima e l'ultima varia dalle dimensioni di un cece a quelle di un mandarino. Per dire.

 Poi mia madre è anche una splendida nonna dei miei figli, di cui si è occupata da quando sono nati, ma questa è un'altra (meravigliosa) storia.  ❤️

Tamara


martedì 14 febbraio 2017

Frappe: un dolce, tanti nomi.


Ho un debole per i dolci di carnevale. Ricordate le castagnole e i ravioli dolci? Veramente ho un debole anche per i fritti. Intendiamoci, friggo poche volte l'anno ma lo faccio. : D

Frappe, lattughe, chiacchiere, bugie, cenci... questi alcuni dei nomi che danno a queste meraviglie che emergono dall'olio caldo e profondo. 
Ricette ce ne sono moltissime in giro e più o meno si equivalgono, ma quest'anno avevo deciso di trovare qualche piccola variante e l'ho trovata qui. Le proporzioni di uova, farina e zucchero erano uguali alla mia vecchia ricetta ma con più aromi.
Riporto le dosi per 500 g di farina.




R I C E T T A 



INGREDIENTI

500 g di farina 00 11% proteine
  50 g di zucchero zefiro (semolato fine)
170 g di uova intere (circa 3 medio-grandi)
  60 g di burro morbido
    5 g di sale
 50 g di vino bianco (meglio se vermouth ma io non lo avevo)
 15 g di rum
 15 g di sambuca
   1 cucchiaino estratto di vaniglia o semi di mezza bacca
scorze di mezza arancia e mezzo limone
la punta di 1 cucchiaino di cannella 

Olio di arachide per friggere



PROCEDIMENTO

Impastare tutti gli ingredienti insieme e lavorare fino ad avere una palla liscia. Far riposare avvolto nella pellicola per un' oretta a temperatura ambiente.

Stendere, ho usato la nonna papera, partendo da 1 fino ad arrivare a 5 e vengono abbastanza fine. La mia macchina va da 1 a 7. tagliare a strisce, a rombi o come si preferisce.

In una padella a bordi alti scaldare a 170/180° l'olio di semi.
Mentre si stende la prima striscia tenere sempre coperto con pellicola il resto dell'impasto altrimenti secca. 
Friggere a fuoco medio per un paio di minuti, quando saranno appena dorate scolare su carta da cucina. Quando fredde spolverare di zucchero a velo, se piace, aromatizzato alla vaniglia e/o cannella. 



NOTE

Metto lo zucchero a velo soltanto al momento di servirle. 
Nel link della ricetta si suggerisce di asciugarle in forno tiepido per favorire la conservazione; in verità a me sono rimaste croccanti per tre giorni, oltre non lo so perché sono finite 😊
Se si vogliono sottili sottili si consiglia di usare una farina forte perché più elastica e non si rompe se si stende ad uno spessore minimo.


CURIOSITÀ

Pensate che le frappe qui a Roma, nel periodo di carnevale sono talmente gettonate che ad Acilia c'è un negozio che apre soltanto in tale periodo per venderle insieme alle castagnole!

Qui altri nomi delle frappe.

A proposito di nomi , anche questa ne ha parecchi;)))


lunedì 6 febbraio 2017

Donuts al forno. Ed è subito carnevale!


Quando l'anno scorso vidi il post di Giulia, rimasi a lungo con gli occhi incollati al pc, incantata dalla bellezza di quelle foto ed incuriosita come non mai dalla ricetta! Fatto sta che la sera stessa avevo già le mani in pasta; essendo il giorno successivo un sabato, avrei potuto dedicarmi con tutta calma a quella golosità che mi aveva rapita e, al tempo stesso, regalare una merenda davvero speciale!
Mi resi conto che il risultato sarebbe stato meraviglioso non appena terminai l'impasto: sotto le mani si presentò subito bello, soffice, profumatissimo, e oserei dire quasi etereo!
Il risultato andò ben oltre le aspettative!
Non solo le ciambelline erano buone da morire, ma non avevano nulla da invidiare a quelle fritte! Il sapore del burro pennellato all'esterno, i granelli di zucchero e la sofficità pazzesca dell'impasto sono stati gli elementi vincenti!
Come immaginavo, gli ospiti arrivati per la merenda non fecero avanzare né una briciola né un granello di zucchero e, alla domanda "vi son piaciuti?" hanno risposto con un'altra domanda "domani possiamo tornare?" :-DDDDD
Poi, quel domani in realtà non c'è stato, e anche i donuts son rimasti da replicare nel corso del tempo, ma di certo non sono finiti nel dimenticatoio, tant'è che oggi li ripropongo e li condivido perché anche voi possiate provare questa straordinaria bontà!
Ah, stavolta ne ho fatto doppia dose, che altrimenti le foto col cavolo che riuscivo a farle!!! ;-)

Alla ricetta ho apportato qualche modifica: ho ridotto la quantità di lievito (poiché avevo a disposizione tutta la notte per far maturare l'impasto) e aggiunto un po' di miele che aiuta a mantenere morbidezza ed umidità nel caso in cui qualche ciambella avanzasse per il giorno dopo (dubito, ma non si sa mai!!).
A questo punto è doveroso, un ringraziamento speciale alla dolce Giulia, che nella sua cucina sforna una meraviglia dopo l'altra, immortalando il tutto con bellissimi scatti!
Grazie Giulia! :-))))))))


RICETTA (dosi per una ventina di donuts)

250 g di farina 0
150 g di farina manitoba
2 uova medie
170 ml di latte intero
50 g di zucchero
15 g di miele di agrumi o acacia
80 g di burro morbido
4 g di lievito di birra fresco
scorza grattugiata di 1 limone non trattato
scorza grattugiata di 1 arancia non trattata
i semi di ½ bacca di vaniglia (oppure un cucchiaino di estratto)
6 g di sale
farina di riso per lo spolvero

Per la finitura:
30 g di burro fuso
zucchero semolato

(clicca per ingrandire)
Versare il latte, lo zucchero, il lievito, le uova e gli aromi in una ciotola; mescolare con una frusta in modo da emulsionare il tutto ed unire i due tipi di farina, precedentemente setacciati, in una sola volta. Aggiungere il sale e, sempre con la frusta, amalgamare il tutto fino ad ottenere un impasto grossolano che lasceremo riposare per una ventina di minuti.
Rovesciare l'impasto su un piano di lavoro e, con la tecnica dello slap&fold, lavorare fino a quando risulterà liscio ed elastico.
Unire il burro, a piccoli fiocchi ed in più riprese (senza aggiungerne di nuovi fin quando i precedenti non siano stati assorbiti) e portare ad incordatura, facendo la fatidica prova del velo.
Per chi impasta con macchina planetaria, eseguire le stesse operazioni utilizzando la frusta K fino all'inserimento del burro, dopo di che proseguire con il gancio.

Raccogliere l'impasto, formare una palla, riporlo in una ciotola coprendo con pellicola per poi trasferirlo in frigo per 10-12 ore (possono bastarne anche 8; il riposo non è indispensabile, ma restituisce profumi e consistenze notevoli).
Trascorso questo tempo, lasciare che l'impasto torni a temperatura ambiente e raggiunga il doppio del suo volume iniziale; a raddoppio avvenuto, sgonfiarlo delicatamente e stenderlo su un piano di lavoro leggermente infarinato ad uno spessore di circa 1 cm. Se non si dispone dell'apposita caccavella per fare le ciambelle, ricavare dei cerchi con l’aiuto di un bicchiere (o di un coppa pasta di circa 8 cm di diametro), quindi con uno più piccolo (di circa 3 cm), ritagliare il buco centrale.
Sistemare i donuts ben distanziati su due teglie rivestite di carta forno; coprire con pellicola e lasciar lievitare  fino al raddoppio del loro volume.
I ritagli di impasto possono essere lasciati così come sono mettendoli a lievitare in un'altra teglia, ottenendo dei golosissimi bottoncini, oppure reimpastati per ottenere altre ciambelle
A raddoppio avvenuto, cuocere in forno caldo a 180° per circa 15 minuti o fino a quando i donuts non saranno leggermente dorati; estrarli dal forno, pennellarli immediatamente con un velo sottile sottile di burro fuso da entrambi i lati , tuffarli nello zucchero semolato e scuoterli delicatamente per eliminare quello in eccesso. Sistemare mano a mano su un vassoio, servire, e bearsi delle facce di coloro che al primo morso sgraneranno gli occhi per la bontà! :-DDDD
Se, per caso, ne avanzasse qualcuno per il giorno dopo, scaldare leggermente nel microonde a temperatura moderata (190w) per poco più di un minuto; torneranno come appena sfornati! ;-)
Allora, vi ho convinti a provarli?? :-))



Vi lascio un'indicazione di quelli che potrebbero essere gli orari da seguire:

ore 19.00 impasto 

ore 20.00 in frigo
ore 07.00 del giorno dopo, acclimatamento e raddoppio dell'impasto
ore 11.00 formatura delle ciambelle
ore 14.00 cottura 
ore 16.00 merendaaaaaaaaaaaa! 


LO SAPEVATE CHE... 
La prima ricetta per preparare i donuts è apparsa negli Stati Uniti intorno alla prima decade del 1800 e pochi anni dopo iniziò a diffondersi anche nel resto dell’America. 
Si tratta, attualmente, di uno dei dolci più diffusi soprattutto a New York, ma secondo la teoria più accreditata le sue origini risalgono agli olandesi. 
Prima del 1850, grazie alla massiccia migrazione degli olandesi negli Stati Uniti, arrivarono nel nuovo continente dei dolci tipici della loro cucina, chiamati olykoeks
Si trattava di una sorta di torta zuccherata e fritta nel grasso. Questo dolce però risentiva  di un problema: non si riusciva mai a cuocerla perfettamente nel centro, che rimaneva sempre crudo. 
Per capire come si decise di ovviare a questo problema, va introdotta la figura del capitano americano Hanson Gregory, che cambiò definitivamente la forma di queste torte, trasformandole nelle ciambelle che conosciamo oggi. 
Gregory, che portava con sé questo impasto durante i lunghi viaggi in nave, ne farciva il centro (dough) con nocciole (hazelnut) o noci (walnut) per coprire il difetto. Da qui nacque il nome doughnut. Successivamente, però, pensò direttamente di forarle centralmente, praticando un buco che avrebbe consentito una cottura omogenea e conferito un sapore decisamente più buono al dolce.

La ciambella con il buco cominciò a diffondersi solo durante la Prima Guerra Mondiale, quando molti soldati americani nelle trincee francesi si nutrivano proprio con le doughnut. Questo perché molte donne volontarie distribuivano cibo, e soprattutto le ciambelle, per ricordare le loro case e famiglie ormai lontane. 
La diffusione di massa avvenne solo nel 1920, quando fu costruito il primo macchinario che iniziò a produrre in serie le ciambelle, grazie all’idea di un rifugiato russo, Adolph Levitt, che la introdusse nella sua bakery di New York. 
Da quel momento, l’idea ebbe successo ed oggi è possibile trovarle quasi ovunque! Alle ciambelle è addirittura dedicata una giornata nazionale negli Stati Uniti: il National Doughnut Day, celebrato il primo venerdì di giugno. Nato per ricordare le centinaia di donne volontarie che assistevano i soldati in trincea mantenendoli in forza,  attualmente è una giornata in cui ci si sbizzarrisce a mangiare ciambelle gratis nei tanti locali che le offrono.
Qui nel frattempo è arrivata l'ora della merenda e io ne ho approfittato per fotografare  qualche musetto inzuccherato... :-)))))))))  
Buon inizio di settimana.
Siate lieti, sempre!





Con questa ricetta partecipo a Panissimo#44, la raccolta di lievitati dolci e salati
ideata daSandra di Sono io, Sandra, e Barbara, di Bread & Companatico,
questo mese ospitata da me Sono io, Sandra 








lunedì 30 gennaio 2017

Pollo Maya: con zenzero, lime ed erbe aromatiche.



Prima di cominciare a scrivere ho pensato "stavolta batto il record di sintesi", ma poi ho ricordato questo post  in cui ho vinto il Contest "Dono della sintesi vieni a me", e se è vero che ero l'unica partecipante, è sacrosanto anche che ho dovuto fare uno sforzo sovrumano per vincerlo! (avete mai faticato meno in qualche gara rispetto a quando lottate contro voi stessi?).
E quindi niente record, ma un discreto sforzo di sintesi ve/me lo garantisco!
L'occasione giusta per sfoggiare cotanta concisione è questa semplice ma succulenta ricetta Maya, la mia amica Maya, mamma di tre meravigliosi bambini Emme (nella sua famiglia si chiamano tutti con nomi che cominciamo con la lettera M), nonché blogger in congedo maternità e regina bucherola di pani e pizze (come escono alveolati a lei, nessuno! guardare qui e qui per credere), ma non solo, bravissima a cucinare #nonsocomefaccia #contrebambinipiccoli #dicuiduegemelli #einsommapassiamoallaricetta #sennòaddiosforzodisintesi.


Il pollo aromatizzato al lime e zenzero è un piatto della cucina etnica, fine e raffinato, da accompagnare con insalata fresca per un secondo gustoso e veloce o con  riso basmati per gustare un esotico piatto unico. Ne propongo due versioni, una velocissima e una altrettanto veloce, ma che prevede la marinatura del pollo, utile ad ammorbidire e insaporire la carne.



RICETTA

Ingredienti per 4 persone:

800 g di petto di pollo tagliato a fette
    2 cm di zenzero fresco
    1 scalogno
    1 peperoncino fresco dolce (oppure paprika o pimenton)
    2 lime (il succo)
    4 cucchiai di olio e.v.o.
q.b. di farina
q.b. di sale e pepe al mulinello
q.b. di vino bianco
q.b. di erbe aromatiche fresche (prezzemolo, menta, ciuffi di foglie di finocchio, o altre a scelta)


Procedimento per la versione velocissima

↳  Tritare  lo scalogno e  il peperoncino e soffriggerli dolcemente insieme allo zenzero grattugiato in 4 cucchiai di olio.
↳  Tagliare il pollo a striscioline, infarinarlo e aggiungerlo al soffritto.
↳  Rosolare le striscioline per farle dorare da tutti i lati.
↳  Regolare di sale e pepe macinato al momento.
↳  Aggiungere il succo del lime e portare a cottura, irrorando con vino bianco se occorre.
↳  Cospargere di erbe aromatiche tritate e servire caldo.

Per la versione veloce
↳  Qualche ora prima di cucinare, tagliare il pollo a striscioline, irrorare queste ultime con succo di lime, zenzero grattugiato e vino bianco.
↳  Tritare  lo scalogno e  il peperoncino e soffriggerli dolcemente  in 4 cucchiai di olio.
↳  Scolare il pollo dalla marinata, infarinarlo e aggiungerlo al soffritto.
↳  Rosolare le striscioline per farle dorare da tutti i lati.
↳  Regolare di sale e pepe macinato al momento.
↳  Aggiungere la marinata e portare a cottura.
↳  Cospargere di erbe aromatiche tritate e servire caldo.



DIVAGAmente 


Ecco...